«È la rigenerazione la via per la sostenibilità»


intervista a ‘Carlin’ Petrini, a cura di Paolo Viana in “Avvenire” del 14 maggio 2022

I temi al centro di “Terra madre Salone del gusto 2022”. Carlin Petrini: basta consumo di suolo, niente più agricoltura a base di chimica, stop agli allevamenti intensivi.

Da Bella Ciao sui balconi alla rigenerazione che dovrebbe portarci per sempre fuori dalla pandemia. Ma come fa Carlin Petrini ad essere sempre così ottimista? Ho avuto l’incredibile opportunità di conoscere Zygmunt Bauman. E durante il nostro incontro lui condivise con me la sua idea di felicità. Bauman sosteneva che 'Non è l’assenza di problemi che ci dà la felicità, al contrario fronteggiare le difficoltà, di qualunque natura siano, mettersi in gioco per superarle, lottare per cambiare una situazione ingiusta, esplorare possibilità e scenari per scavalcare gli ostacoli, questa è l’essenza della felicità'. Non si tratta di avere talenti particolari o di condurre vite straordinarie, bensì di affrontare un problema o una crisi, mettersi nella condizione di trovare una soluzione e capire che la possibilità di raggiungerla è alla nostra portata. Queste tre condizioni realizzano già un enorme pezzo di felicità, ci danno dignità e orgoglio per andare avanti, per essere a posto con noi stessi e con il mondo.

Da Roma parte un road, un percorso che porta a Terra Madre, sempre seguendo il filo rosso della rigenerazione… ma in che senso noi ci dovremmo rigenerare come una talea? Nel mondo vegetale, un albero che perde un ramo è in grado di rigenerarlo, e a volte – è il caso delle talee – da un solo ramo spezzato può rinascere un’intera pianta. Sembra un miracolo, ma non lo è: tutto merito della straordinaria capacità delle piante di rigenerarsi. A Terra Madre Salone del Gusto 2022 lanciamo un messaggio di rigenerazione: abbiamo cioè bisogno di rinascere noi individui e il pianeta. In che modo? Per quanto riguarda il cibo: rigenerare significa coltivare in modo da preservare il suolo e le falde acquifere rinunciando a pesticidi e altre sostanze chimiche di sintesi, allevare rispettando le esigenze degli animali, pescare in modo sostenibile.

Un abitante della terra su due vive in città e consuma in città: Slow Food lavora per 'trasformare il sistema alimentare urbano'. Esattamente come pensate di cambiare il mondo? Il tema di come nutrire le città è urgente. Occorre creare le condizioni affinché si instauri un dialogo proficuo tra città e campagna, a partire dalla prima periferia, che non può diventare lo spazio per costruire enormi centri commerciali, costruendo legami tra chi produce e chi consuma. Mi riferisco, ad esempio, ai Mercati della Terra di Slow Food (ne abbiamo in 28 Paesi del mondo), ai gruppi d’acquisto solidale, agli orti urbani e a quelli scolastici. Il modo per cambiare il mondo c’è ed è alla portata di tutti: basta cambiare le abitudini alimentari riducendo il consumo di carne, mangiare prodotti locali e stagionali che aiutano a difendere la biodiversità, rifornirsi da produttori che rispettano i princìpi per i quali ci battiamo da trent’anni che hanno alla base il rispetto del terreno e di chi lavora.

A Roma si parlerà anche di Borghi, che, sul piano urbanistico, si potrebbero definire il vero 'modello italiano'. Tuttavia, in questi decenni non sembra che i piccoli comuni siano sfuggiti - come modo di vivere e di consumare - alla logica della globalizzazione. Ancora una volta, perché Carlin è così ottimista? È un ottimismo dettato da ciò che vedo in tanti giovani, cioè il desiderio di tornare a vivere la campagna, i borghi, le aree interne d’Italia. Questo però non basta: negli ultimi decenni i nostri borghi stanno perdendo alcune componenti importanti: botteghe alimentari, osterie, in alcuni casi le scuole e persino i parroci: sono pezzi di socialità. Se non c’è socialità non c’è futuro: non basta un turismo mordi e fuggi.

In una parola per chi non lo sa: cos’è la sostenibilità e perché ci conviene? Sostenibilità significa assicurare un futuro a chi verrà dopo di noi. I francesi usano il termine durable, che dà l’idea di qualcosa che deve essere proiettato nel tempo, che duri. Non è questione di convenienza, ma di sopravvivenza: basta consumo di suolo, niente più agricoltura a base di chimica, stop agli allevamenti intensivi e alla pesca inconsapevole. Se perdiamo il suolo fertile, continuando a cementificare o a inquinarlo con pesticidi, dove coltiveranno i nostri figli? Se rinchiudiamo gli animali nei capannoni costringendoli a vivere in condizioni di estrema inciviltà, che ne sarà dei pascoli e della montagna?