"L'industria delle armi vuole la guerra nel loro nome tradiamo la Costituzione"

intervista a Luigi Ciotti, a cura di Luca Monticelli in “La Stampa” del 29 aprile 2022.


«Questa è la vittoria delle industrie delle armi, sono i più grandi vincitori. Loro non vogliono la pace, vivono delle guerre. E noi stiamo tradendo la nostra costituzione». Don Luigi Ciotti, fondatore e presidente di Libera, religioso, pacifista, da una vita accanto agli ultimi della terra, non è d'accordo con la decisione dell'Italia di spedire l'artiglieria in Ucraina.

Don Ciotti, anche lei equidistante? «Non si può essere neutrali, la Russia è l'oppressore e gli ucraini sono un popolo oppresso. Possiamo dare una mano e aiutare i partigiani, gli uomini e le donne che lottano come abbiamo lottato noi per la nostra libertà».

E come li aiutiamo se non diamo loro le armi che chiedono? «Mi piacerebbe che l'Europa e le Nazioni Unite tentassero altre strade, insistendo con una mediazione. Dov'è questa Europa? Sono passati due mesi e Putin ha già distrutto città intere».

Difficile fare la pace se la Russia non si siede al tavolo del negoziato. «Il nostro impegno però deve spingere sulla soluzione diplomatica, dobbiamo trovare dei modi, ma mancano interlocutori forti e autorevoli che invece sarebbero fondamentali».

Il Papa ci sta provando. «Il Papa è la figura che vive la dimensione spirituale, vive l'intransigenza etica ma anche una dimensione politica a servizio del bene comune. E lui alza la sua voce per stimolare le coscienze. Perché se c'è un conflitto che io auguro a tutti è il conflitto delle nostre coscienze, dobbiamo renderle inquiete, mentre spesso sono assopite».

Cosa intende? «Faccio un esempio. Durante la pandemia, quando siamo stati travolti dal virus, abbiamo visto gesti di generosità, accoglienza, il sacrificio di tanti. Ebbene, in quei momenti di sofferenza, guarda caso nel mondo erano diminuiti gli investimenti sul sociale, sulla scuola ed erano aumentate le risorse da destinare alle armi. C'era già una pace armata. Tutti a parlare di pace durante la pandemia, ma in realtà la spesa militare si era già notevolmente alzata. C'era "un movimento", non si può dire che certi organismi non sapevano, non avevano intuito quello che stava succedendo, ci sono delle responsabilità».

Gli Stati Uniti avevano avvisato tutta la comunità internazionale che la Russia stava ammassando le truppe al confine con l'Ucraina per prepararsi a sferrare un attacco. Fu Putin a rispondere che si trattava delle fake news dell'Occidente. Poco dopo ha iniziato a lanciare i missili. «Sto dicendo che siamo stati troppo superficiali, abbiamo dato tante cose per scontate. E la risposta di fronte all'invasione russa è stata subito "allora prendiamo le armi"».

Il decreto del governo che stabilisce l'invio di armi all'Ucraina è stato approvato a larghissima maggioranza dal Parlamento italiano. «È stato votato in fretta e furia, vorrei vedere questa velocità anche su altri temi. Io ero già preoccupato quando il governo aveva annunciato di voler aumentare le spese militari fino al 2 per cento del Pil, e continuo ad esserlo. Il riarmo è una scelta immorale».


L'Italia che cosa dovrebbe fare allora?

«C'è una riflessione più ampia che deve essere fatta: la pace ha bisogno di verità, di giustizia sociale, noi abbiamo tradito la dichiarazione universale dei diritti umani e abbiamo anche tradito un po' la nostra Costituzione. È il momento di fare una grande riflessione e di vivere un conflitto, anche in modo acceso, ma con la nostra coscienza, chiederci che cosa fare di più, essere responsabili e consapevoli, non essere cittadini a intermittenza».


L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, recita la Costituzione. Ma c'è anche scritto che la difesa della patria è un dovere sacro. Lei dice che l'abbiamo tradita, ma riconosce la resistenza degli ucraini. Non è una contraddizione?

«Gli uomini e le donne hanno il diritto di difendere la loro libertà, ma perché non parliamo pure di tutti gli altri conflitti che sono nati e continuano a nascere, che fanno migliaia di persone sfollate, mutilate, costrette a scappare? Certo, è giusto parlare di questa guerra che è praticamente a casa nostra, ben venga l'accoglienza per gli ucraini, ma perché non c'è la stessa attenzione nei confronti di altri migranti che continuano a morire in fondo al mare e che noi respingiamo alle frontiere?».