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Morti e violazione di diritti: in Qatar il ''Mondiale della vergogna''

di Aaron Pettinari in www.antimafiaduemila.com del 23 novembre 2022.

Non c'è dubbio. Quello che è iniziato lo scorso 20 novembre può essere considerato a tutti gli effetti come il "Mondiale della vergogna".

Il calcio, purtroppo, sembra aver perso da tempo ogni valore. Le violenze perpetrate, gli abusi contro ogni tipo di diritto e i molteplici scandali che hanno adombrato l'imminente competizione hanno acuito questa sensazione. Perché in Qatar, Paese ospitante, sono stati calpestati sistematicamente i diritti dei lavoratori, quelli delle donne e della comunità Lgbtq+. È stato distrutto l’ambiente, con intere aree devastate per offrire al Mondo lo "spettacolo" mentre nel mondo si combattono svariate guerre. Così facendo ogni considerazione di bellezza per questo sport, che conta su milioni di appassionati, risulta impossibile. Perché non ci può essere gioia per un goal segnato, per un successo o per la partecipazione di una Nazionale se tutto questo contribuisce a nascondere sotto il tappeto tante indecenze.

A pochi giorni dal fischio d'inizio sembra che il mondo si sia risvegliato da una sorta di "trance". Ed oggi tutti (allenatori e calciatori, ministri e intellettuali) che arrivano a chiedersi come sia stato possibile affidare i Mondiali di calcio, da molti ritenuto il più grande evento sportivo del pianeta, a un "piccolo emirato tutto fuorché democratico". Sin dall'assegnazione al Paese arabo si erano sviluppati una serie di sospetti di corruzione, con l'emersione di manovre politiche di altissimo livello e addirittura il coinvolgimento di presidenti e alti dirigenti calcistici coinvolti.

È la base del cosiddetto Fifagate. Quell'inchiesta americana vedeva al centro proprio il congresso andato in scena nel dicembre 2010. È in quell'occasione che furono assegnati i Mondiali del 2018 e 2022. Da quelle carte, e da indagini interne alla Fifa, è trapelato forte il sospetto di brogli e accordi sottobanco per l’assegnazione dei mondiali al Qatar. Alla fine l'indagine non è riuscita a dimostrare l'avvenuta corruzione e tutto si è quasi dissolto in una bolla di sapone. Eppure, erano emerse persino email in cui l’ex segretario della Fifa, Jerome Valcke, scriveva testualmente: “Il Qatar si è comprato la coppa”. Non solo. Vi fu un’analisi di Sport Intelligence in cui si mostra che soltanto due membri del Comitato Fifa sui ventidue che presero parte al voto uscirono indenni da quelle indagini. È chiaro che dietro a questi mondiali di calcio c'è un fortissimo interesse economico.

Nonostante tutto l'assegnazione al Qatar non è mai stata messa in discussione. Così il Paese arabo ha acquistato per 10 milioni di dollari i servizi dell’Interpol, la forza che dovrebbe indagare a livello internazionale. Ha contribuito con 20 milioni alle attività del sindacato dei lavoratori che vigila sulle condizioni degli operai. Ha finanziato viaggi di parlamentari e influencer. Si dice (in rete girano dei video) abbia persino ingaggiato controfigure di tifosi per riempire le strade di Doha.

Tra i tanti lati oscuri sollevati, fin dalla sua assegnazione, quello più triste riguarda gli impianti di gioco. Gli stadi, infatti, sono stati costruiti da zero o ristrutturati e per realizzarli nei tempi previsti sono state necessarie le braccia, o sarebbe meglio dire le vite, di tantissimi lavoratori.

A sollevare il polverone è stato The Guardian, pubblicando un lungo report sui morti nei cantieri, a causa del Mondiale. Parliamo di oltre 6500 persone decedute. Sono lavoratori migranti provenienti da India, Bangladesh, Nepal, Sri Lanka e Pakistan. Si tratta di una cifra enorme che non coincide con le stime ufficiali che registrano qualche decina di vittime. “Si lavora su impalcature con oltre 50 gradi in condizioni disumane”, ha spiegato il portavoce di Amnesty International Riccardo Noury. Tra le denunce di Amnesty lo sfruttamento estremo, salari non versati, turni di lavoro massacranti e diniego del riposo. La comunità internazionale, però, non ha mosso un dito mentre la Fifa si è semplicemente "fidata del comitato che organizza i mondiali".

In vari Paesi stanno scoppiando le polemiche. È accaduto che anche i tifosi di calcio in diversi stadi della Norvegia e della Germania (ma qualche striscione c'è stato anche in Italia a Roma, Bologna e Cosenza) hanno protestato mostrando degli striscioni che invitavano a boicottare il mondiale di calcio. In questi giorni alcuni calciatori hanno preso posizione contro lo sfruttamento dei lavoratori, ma al contempo scendono in campo al Mondiale, mostrando un po' di ipocrisia. "The show must go on", direbbe qualcuno. Perché tutto è sempre una questione di immagine, di sponsor e quindi di soldi. Mentre i diritti dell'uomo vengono calpestati.

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