Quel cimitero liquido che interroga le nostre coscienze

di Cecilia Strada (ex-presidente di Emergency e figlia di Gino Strada) in “La Stampa” del 30 luglio 2022 «Ci sono tre tipi di persone: i vivi, i morti, quelli che vanno per mare». Forse negli ultimi anni sono diventati quattro: i vivi, i morti, quelli che vanno per mare, quelli che guardano chi finisce in mare. Le cronache dal Mediterraneo e i racconti di chi c'era ci parlano di sbarchi, morti sui pescherecci, persone che annegano gridando il proprio nome - così chi rimane vivo può dire a tua madre che sei morto - di bambini nati su un gommone in mezzo al mare, una tanica come culla, di persone strappate all'acqua ma riportate in una cella, parlano di pescatori che non mangiano più pesce perché hanno trovato troppi morti nelle reti. Le cronache ci parlano, sì, ma noi le ascoltiamo? E la parola "emergenza" riempie le cronache, usata ovunque a sproposito: non c'è alcuna «emergenza migranti». Le immagini da Lampedusa – duemila migranti ricoverati dove se ne potrebbero ricoverare trecentocinquanta – sono un giudizio divino sul lavoro del nostro ministero dell'Interno e sulla non-accoglienza dell’Europa. In seguito a queste immagini c’è chi parla di blocchi navali ed estrosi decreti sicurezza, necessari alla sensibilità patriottica, toccata dall'invasione di stranieri e dalla criminalità che si portano appresso. E allora mi sono chiesta, esiste davvero un’emergenza migranti? Come va questa famosa invasione? Come siamo messi con la sostituzione etnica? I dati sono molto chiari. Attualmente in Italia risiedono cinque milioni e 193 mila stranieri. L'anno scorso erano cinque milioni e 171 mila. In un anno sono aumentati di ventiduemila. Per essere una sostituzione etnica, non va alla grande. Sette anni fa, nel 2015, gli stranieri residenti erano 5 milioni e 14 mila. Poco più di cinque milioni erano e poco più di cinque milioni sono. L'invasione batte un po' la fiacca, ma forse c'è pur sempre l'emergenza criminalità. Bene, a che punto siamo con l'emergenza criminalità di questi extracomunitari che non si integrano? Secondo il rapporto Antigone uscito il 28 luglio 2022, la percentuale di stranieri fra i detenuti è del 31.3 per cento. Alta, ma più bassa dell'anno scorso, che era del 32.3 e molto più bassa del 2019, quando era al 33.4. Allora, nel 2019, lo 0.40 per cento degli stranieri residenti in Italia era in prigione, due anni fa eravamo allo 0.35, l'anno scorso allo 0.34, quest'anno allo 0.33. Ecco, i numeri dicono che non c'è alcuna «emergenza a causa dei migranti», l'unica emergenza è quella dei migranti. Dei naufraghi, di chi è costretto a rischiare la vita in mare - perché rischiare di morire in mare è meglio della certezza di morire a casa. O in una cella puzzolente in Libia dove vieni svegliata ogni notte dai tuoi stupratori. Perché finiscono in mare? Perché «morire andando avanti è sempre meglio che morire tornando indietro». C’è anche un quinto tipo di persone: quelli che trasformano il Mediterraneo in un cimitero liquido e lo rivendicano, ci costruiscono carriere politiche, o accettano che sia così per ragione di Stato, o semplicemente se ne fregano. Il mare in cui porteremo i nostri figli domani, il mare dolce che abbraccia i nostri figli con i loro braccioli di plastica colorati, è pieno di cadaveri dei figli degli altri. Va bene così? Non solo. Il cimitero liquido viene costruito con i soldi delle nostre tasse - e sarebbe molto più economico salvare persone anziché chiudere le porte della fortezza Europa e ammazzarle sulle frontiere. Avanzerebbero anche soldi per la sanità pubblica, per la scuola pubblica, per i sussidi di disoccupazione - per i braccioli colorati. Infine, c’è anche un sesto tipo di persone: quelli che scelgono da che parte stare. Perché finiremo tutti sui libri di Storia: come quelli che hanno riempito il mare di cadaveri, gridando «non possiamo accogliere tutti!», mentre sappiamo che ovviamente possiamo accoglierli, ce l'ha insegnato la guerra in Ucraina, o silenziosamente strillando «non è più una priorità parlare di Mediterraneo». Ci sarà anche un capitolo su «chi ha scelto di stare dalla parte giusta, quella dell'essere umano». Ognuno di noi, oggi, sta scegliendo come sarà ricordato. Su quale pagina vogliamo finire? «Quante vicende, tante domande».