Sinodo: richiesti più ascolto e accoglienza

Dall’articolo di Mimmo Muolo in “Avvenire” del 10 agosto 2022

In questi giorni è stata diffusa dalla Cei la Sintesi nazionale della fase diocesana sul Sinodo per una Chiesa sinodale. Il documento, dal titolo “Per una chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione”, è il distillato di circa 50.000 gruppi sinodali, che hanno coinvolto mezzo milione di persone. La Sintesi nazionale (disponibile online sui siti www.camminosinodale.chiesacattolica.it e www.chiesacattolica.it) è frutto di un ascolto capillare del popolo di Dio coinvolto con diverse proposte e progetti. Quanto ai contenuti, essi sono organizzati in dieci aree tematiche: vediamoli più da vicino.

Ascoltare. Va colmato il «debito di ascolto come Chiesa e nella Chiesa, verso una molteplicità di soggetti». I giovani, che non chiedono che si faccia qualcosa per loro, ma di essere ascoltati; le vittime degli abusi sessuali e di coscienza; le vittime di tutte le forme di ingiustizia; i territori, di cui imparare ad accogliere il grido. L’ascolto, infatti, chiede di far cadere i pregiudizi, di rinunciare alla pretesa di sapere sempre che cosa dire, di imparare a riconoscere e accogliere la complessità e la pluralità. E perciò diventa «già annuncio della buona notizia del Vangelo». «Il Signore si lascia incontrare nella vita ordinaria e nell’esistenza di ciascuno, ed è lì che chiede di essere riconosciuto».

Accogliere. La Sintesi chiede di «superare la distinzione “dentro-fuori”». Si parla di «ministero di prossimità». «Vivere l’accoglienza significa armonizzare il desiderio di una “Chiesa in uscita” con quello di una “Chiesa che sa far entrare”, a partire dalla celebrazione dell’Eucaristia». Di conseguenza «si riconosce il bisogno di toccare ferite e dare voce a questioni che spesso si evitano». Tante sono le differenze che oggi chiedono accoglienza: «generazionali (i giovani che dicono di sentirsi giudicati, poco compresi, poco accolti; gli anziani da custodire e da valorizzare); generate da storie ferite (le persone separate, divorziate, vittime di scandali, carcerate); di genere (le donne e la loro valorizzazione nei processi decisionali) e orientamento sessuale (le persone Lgbt+ con i loro genitori); culturali (ad esempio, legate ai fenomeni migratori, interni e internazionali) e sociali (disuguaglianze, acuite dalla pandemia; disabilità ed emarginazione)».

Relazioni. «Le persone vengono prima delle cose da fare e dei ruoli». L’incontro con le persone non va vissuto come un corollario, ma come il centro dell’azione pastorale, per «riconoscere e prendersi cura delle diverse forme di solitudine e di coloro che vivono situazioni di fragilità e marginalità».

Celebrare. La celebrazione eucaristica è e rimane “fonte e culmine” della vita cristiana. Tuttavia, la Sintesi registra anche «una distanza tra la comunicazione della Parola e la vita, una scarsa cura delle celebrazioni e un basso coinvolgimento emotivo ed esistenziale».

Comunicazione. «Risulta diffusa la percezione di una Chiesa che trasmette l’immagine di un Dio giudice più che del Padre misericordioso». Per cui serve un linguaggio «non discriminatorio, meno improntato alla rigidità, ma più aperto alle domande di senso».

Condividere. La corresponsabilità appare come il vero antidoto alla dicotomia presbitero-laico. «La Chiesa appare troppo “pretocentrica” e questo deresponsabilizza». I laici sono «relegati spesso a un ruolo meramente esecutivo e funzionale». Attenzione poi all’emarginazione delle donne che non consente «alla voce femminile di esprimersi e di contare». Anche le religiose e le consacrate «spesso si sentono utilizzate soltanto come “manodopera pastorale”». Da migliorare il funzionamento degli organismi di partecipazione: consigli pastorali e affari economici. «Diverse comunità ne sono prive, mentre in molti casi sono ridotti a una formalità».

Dialogo. Il confronto quotidiano con il mondo del lavoro, della scuola e della formazione, gli ambienti sociali e culturali, gli aspetti cruciali della globalizzazione fa emergere la consapevolezza che «la fede non è più il punto di riferimento centrale per la vita di tante persone: per molti il Vangelo non serve a vivere». Ma «i semi del Verbo sono presenti in ogni contesto».

Casa. Bisogna evitare di trasformare le parrocchie e le comunità in fan club, di cui chi è fuori fatica a percepire il senso. Più che una casa, la comunità viene purtroppo pensata come un centro erogazione servizi, più o meno organizzato. «La Chiesa-casa non ha porte che si chiudono, ma un perimetro che si allarga di continuo».

Passaggi di vita «Una comunità cristiana che vuole camminare insieme è chiamata a interrogarsi sulla propria capacità di stare a fianco delle persone nel corso della loro vita, e di accompagnarle a vivere in autenticità la propria umanità e la propria fede in rapporto alle diverse età e situazioni. Anche il camminino dell’iniziazione cristiana ha bisogno di transitare alla logica dell’accompagnamento».

Metodo «Per dare forma e concretezza al processo sinodale è stato proposto un metodo di ascolto delineato secondo i principi della conversazione spirituale», con i suoi tre passi: la presa di parola da parte di ciascuno, l’ascolto della parola di ognuno e delle risonanze che essa produce, l’identificazione dei frutti dell’ascolto e dei passi da compiere insieme».

Le dieci aree tematiche toccano ambiti estremamente attuali, che indicano con chiarezza il cammino che siamo chiamati a compiere insieme per rinnovare la nostra Chiesa.